Il provvedimento di abolizione dell’Ici sulla prima casa completa il percorso avviato con la finanziaria 2008. Quest’ultima aveva esteso l’esenzione dell’imposta al 40 per cento delle famiglie italiane. Tuttavia le politiche abitative richiedono un respiro più organico. Interventi estemporanei possono solo scalfire il problema casa e aggravano quelli dei comuni.
Per la tassazione locale serve una logica compiuta di federalismo fiscale. L’ICI nonostante il peso sui bilanci comunali, è carente di una correlazione chiara e trasparente col suo effettivo impiego. Questo non favorisce un giudizio consapevole sull’operato delle amministrazioni locali.
Per questa ragione la capacità impositiva dei Comuni va rivista. Essa non può essere incentrata sull’ICI. Una tassa d’emergenza che dura da 16 anni. Per le casse comunali meglio sarebbe una partecipazione comunale all’IRPEF. Inoltre la sola abolizione dell’ICI sulla prima casa non incentiva le locazioni.
Il paese ha oggi bisogno di interventi organici a favore della mobilità territoriale e della locazione. Questo anche perché l’emergenza economica e ogni serio progetto di politica abitativa, in Italia, si possono affrontare solo con la piena collaborazione tra pubblico e privato. Giorgio Ravaioli
Dalla rubrica ASPPI di Ravenna (1.300 caratteri), sul Qui Magazine 20-06-2008. |