Il Tar del Lazio ha stoppato il decentramento del Catasto ai comuni. Una riforma partita nel 1998. Avrebbe potuto rendere più trasparente e equa la fiscalità locale. Erano attesi benefici, per intenderci, per coloro che già pagano le tasse.
Anche i Comuni contavano su nuovi introiti. Il muro eretto dal Tar toglie autonomia ai municipi nelle operazioni di variazione catastale e classamento. Un dato è certo: così potranno raccogliere meno tributi immobiliari. L’ANCI, associazione nazionale dei comuni, sponsor della riforma, incassa il colpo, ma non molla. Ricorrerà al consiglio di Stato. “Il TAR ha mal interpretato la volonta’ del legislatore”.
La norma prevedeva l’attribuzione di funzioni con compiti decisori e provvedimentali. Inoltre il DPCM/2007 non sottraeva potere all’Agenzia del Territorio, che manteneva l’ultima parola per la gestione unitaria e certificata della base dei dati catastali. In attesa di sapere come la penserà il Consiglio di Stato, Anci chiede che il DPCM venga applicato per le parti non annullate.
Vuole tutelare, per quanto possibile, gli interessi di quei Comuni hanno già deliberato – sostenendo costi - di assumere la funzione catastale per partecipare al processo di determinazione degli estimi catastali e l’aggiornamento delle banche dati. (Gi.Ra)
Dalla rubrica ASPPI di Ravenna (1.300 caratteri), sul Qui Magazine 04-07-2008. |